selenevalentina

venerdì 30 agosto 2013

pietre




Non lasciare, che la mente trovi riposo,
 mentre guardi macerie di una casa caduta.
 Sono pietre, che ancora sanno parlare.
 Apri il cuore e silente, resta in ascolto.
 Rumorìo attutito, intrecciato di parola, che in novella s'evolve.
 Nella vita,migliorie hai saputo trovare.
 Ora anziana,vuoi,che del tempo il luogo, ancora t'accolga.
 Un progetto nella mente già chiaro.
 Ma le pietre, hanno saputo farsi ascoltare.
 Tu sorridi, hai già accolto l'invito.
 Torneranno nuovi muri ad alzarsi e le pietre, viva parte ancora saranno.
 Già ti vedi, nelle sere d’inverno o d’estate con l’Orsa Maggiore,
 a raccontare a bimbi curiosi, novelle di pietre,
 che ad un cuore,
 che radici cercava,
 hanno saputo parlare.

lunedì 26 agosto 2013

ALBERO (Per Flavio)






Profonde erano le radici
e il tronco forte e robusto.
Cresciuto nella Val Ceno
aveva imparato a sfidare
venti forti e intemperie
guardato albe e tramonti.
Ascoltato bimbi giocare
e cinguettii di passeri e rondini.
Aveva seguito confidenze
di chi accanto si sedeva.
Cercando di asciugare lacrime
con un sommesso fruscìo
per qualche inatteso dolore
se la vita presentava un conto
Quante volte appoggiato a lui
pensavi potesse sconfiggere
il tempo, che inesorabile passa.
Ma le radici s'indeboliscono
il tronco perde la forza
e se una dolorosa notte
il vento si fa tempesta
spezza quell'albero amato.
Senti che non eri pronto
e il cuore si fa pesante.
So che quel cuore è grande.
So, che ancora saprà ascoltare
quel leggero fruscio di foglie
che sommesse gli parleranno.
Un albero amato non muore
nei ricordi continua la vita
perché linfa diventa il pensiero.

U MENDICANTE


  • Ve voju contà ina storia
    che ho truvà in ti me ricordi.
    L'è ina storia che i contavena i vecci

    quande anca mo se fava firossu.
    Gh'era ina veduva puveretta e missa mà
    per culpa de ina bomba che a taccu a gh'era scupià.
    In fasulettu de terra, du besce in ta stalla
    e trei fijò da mantegnì. Ina seira d'invernu
    con mesu metru de neive e i fijò a lettu con a freve
    in mendicante u gh'à piccà alla porta
    per dumandaghe a carità. U tabarru sciancu
    e el scarpe rutte che i ghe lasavena fora i pé.
    A l'à fattu setà a taccu au camén
    con in piattu de menestra e in biceru de ven.
    Dopu a gh'à dittu, che in ta stalla l'arisse durmì
    e a gh'à dattu i stivaj e i vestì du so poveru marì.
    Alla matenna i fijò i i s'erena desedà a bunura
    pronti e svelti per anà a scora. L'è ana in ta stalla
    per dì au mendicante da anà a mangià
    e per monse e remondà, primma che rivisse u lattà
    per ne sentilu miga biastemà.
    In ta stalla ne gh'era gnisson ma, l'era pulì
    e u latte in tu bidòn. In simma alla paja gh'era i vestì veci
    e ina Madunenna con u bambén in brassu. 
    L'à pensà, che fisse stà u mendicante
    e l'à pregà u Signure perché, u prutegisse tutti i viandanti.
    Dopu l'à purtà fora u bidon e a s'è incorta
    che anava sensa bastòn.
    Quande l'è rivà u lattà, a gh'à contà a faccenda
    e lu, invecce de biastemà, u s'è missu a pregà.
    SVM

venerdì 9 agosto 2013

SOLITUDINE


Certamente
è meno dura la solitudine
quando è la vita

che ti fa rimanere solo.
Che quando ti senti isolato
dall’indifferenza della gente
che ti sta vicino.
E’ allora
che i il peso giunge
e le spalle incurva.
Tu, che frettoloso passi
prova a immedesimarti
e pensa che un sorriso
diventa un dono.
La solitudine
può essere libertà.
Ma non per tutti.

lunedì 8 luglio 2013

Da un Pip a una poesia

Pip N°01-07-13
Hai dedicato la tua vita agli altri
ed ora alla tua chi ci pensa?
I tempi cambiano
Ma i sentimenti rimangono
E io rimango con te
 
 
PENSIERO DI UNA MAMMA

Sto leggendo le tue parole, figlio mio e il cuore, per un attimo a, sfarfallato, per la commozione. Non fare caso, a gocce sul mio viso. Sono gocce di rugiada, che il sole d'amore, sta cercando di asciugare. E' vero, la vita, non
è sempre stata facile ma, l'istinto materno, guida inconsapevolmente, a prendersi cura degli altri. E così ho fatto e faccio ancora. Però anche se ho conosciuto, lavoro, sacrifici e dolori, non mi lamento perché, la vita mi ha fatto un grande dono... Mi ha donato te. Sei stato sempre la luce, che guidava i miei passi e anche se lontano, la tua presenza era palpabile. Abbiamo condiviso momenti, cose non dette ma percepite, come succede tra madre e figlio. Abbiamo ancora tempo da condividere. Avremo ancora giorni in cui preparerò cibi, nell'attesa, di udire il motore dell'auto, fermarsi davanti a casa. Udire la tua voce e quella di chi ti accompagna, che tanto mi è cara. ed è in quel momento, che la vita si illumina. Grazie di essere così, figlio mio. Il cuore della tua mamma, è colmo di te.

giovedì 4 luglio 2013

da un Pip a una poesia

Pip N°1-04-07-13 di flavio nespi

vorrei essere un'aquilone
per sorvolare i miei pensieri....

AQUILONE
di valentina selene medici

Il buio già sta sostando.
Il vento ormai s'acqueta.
Discende l'aquilone

Si libra ancora e poi si posa.
Viaggiatore dell'azzurro
ha volato sopra i pensieri 
per rinnovare in libertà 
la voglia di vita vera
che sente scorrere dentro.
Sul rocchetto s'arrotola il filo
adagio, senza far nodi.
Domani, se avrà desiderio
ancora potrà volare
e il vento lo sosterrà.
Ora la notte amica
sogni buoni avrà per lui
e intorno stelle in coro
intoneranno la buona notte.
Dormi bene aquilone...
Ricorda, che non sei solo.


martedì 2 luglio 2013

Da un Pip a una poesie, grazie Valentina (flavio)

Pip N°1-02-07-13 di Flavio
Tutto è cambiato in pochi giorni dentro di me
sento voci e vedo cose che forse un giorno erano intorno a me
ma che ora sono solo dentro di me....
 
 
GRANDE VIAGGIO
di Valentina

S'intrecciano i pensieri.
Si arrotolano, s'aggrovigliano
nella mente segnata dal tempo.

Il passato si fa presente
e il presente più non esiste
è una cosa da rifiutare.
Sono nemici i visi amati.
si fanno ostili in quei progetti
che inconsciamente si vuol programmare.
La violenza, mai appartenuta
scandisce notti, diventate eterne
e straziano l'animo, di chi è accanto.
Si resta interdetti, non si sa che fare.
Inutili gesti e le tante parole
che trovano un muro, su cui scontrarsi.
Inutile chiedersi se si è sbagliato
non sta a noi programmare la vita
che strazia, distorce la debole mente
che ancora s'aggrappa, s'ostina
a rifiutare, il grande viaggio