selenevalentina

domenica 8 settembre 2013

FICHI


Per qualcuno nel mondo
era una mela.
Per altri però
si trattava di un fico.
A noi mai sarà dato sapere
perché ancora non c'eravamo.
Ma quando dall'Eden
furono scacciati
con foglie di fichi
coprirono le "Vergogne"
Questo non toglie però
che sono frutti amati
e nella polpa morbida
i denti sono affondati.
Sono come le ciliege
uno ne tira un altro.
Ci sono addirittura sagre
come quella di San Terenziano
che nella splendida valle del Ceno
a cesti sono venduti.
Quindi, se qualcuno li ama
e spesso li vuole ricordare
lasciamo, che sulle labbra
ne conservi il dolce sapore.

SFUMATURE D'AMORE




Avevano camminato insieme
per campi e sentieri verdi 
sempre l'uno accanto all'altro.

Se abbaiando una corsa
a volte si concedeva
ansimando ritornava
a cercare una carezza.
Uno sguardo per capirsi
e trasmettere sincero amore.
Quelle tenere sfumature
da alcuni, non comprese.
E quando il passo stanco
l'andare non permetteva
sdraiato accanto a lui
faceva guardia e compagnia.
Poi solo una sedia bianca
rimasta accanto all'uscio.
E anche le stanze vuote.
non davano risposte.
Un peso in fondo al cuore
la speranza ad ogni arrivo
perché dentro lui sentiva
che ancora l'altro, lo chiamava.
Vana è ormai l'attesa
ma una risposta ancora cerca 
in ogni sguardo incontrato.
Avrà ancora carezze e cibo
avrà campi per fare corse
ma quel vuoto rimasto dentro
nessuno potrà colmare.

DU AMIGHE




Du amighe in po' fantasiuse
in giurnu j àn decisu de sercà
a stra che au centru da terra 

a j arisse purtà
In simma au Groppu de Varsi
ina spece de caverna j an truvà 
e sensa tantu stà a lei apensà
j en anà drentu e i sen incaminà.
J ummilavéna a strà con du lampadénne
ma j anavena pian cumme du lumaghénne.
Ogni passu i se fermavéna a parlà 
i se contavéna i ricordi da vitta passà
Cusèi ciciarandu j en rivà a scuprì
Che i stessi posti e a stessa gente j an cugnisì.
In giru ne gh'era gnente de interessante
e u zainu u cuminciava a ésse pesante.
Alura setà in simma a in sassu ben squadrà
a mangià in bon panén i sen fermà.
Quande l'urulogio u gh'à dittu
che l'era vura de turnà j an pensà
che u centru da terra u pudiva spetà.
Tantu lu ina cosa impurtante j avéna capì
che in'amicisia veira e sincera a ne po'miga finì.

sabato 7 settembre 2013

L'URTULAN



Alla matenna a bunura u partissa
con l'acqua, u su o a nebbia fissa.
U va au mercà a crompà a verdura
per el donne, che i gh'àn sempre premura.
U presemmeru per a salsa.
El sigulle per a frittà. Suchén e catalogna
per a verdura da fa lessà
El patate fritte, i piasena a grandi e picén.
Chi j à fa con l'aiju e chi con l'usmarén.
Lollo, gentilina, lattuga o scarola
du foje de insalata i se mangena vulentéra
magari anca culla, che a vé da Vughéra.
A frutta a vo sempre fresca
chi crompa in pummu, ina peira o ina pesca
e el fragule misse in ta so cesta
E doppu gh'è chi vo l'inguria a Dicembre
e el sirese a Settembre...
Eh, a fà l'urtulan ghe vo ina gran pasiensa
ma del so donne, u ne po' miga fa sensa.

venerdì 6 settembre 2013

Il fiume


 il fiume, l’acqua che scorre, il suo rumore continuo, piano piano, mi faccio trasportare...e... 
(Flavio Nespi)

Chiudi gli occhi e lascia, che il fiume accolga i tuoi pensieri, recenti e lontani. Senti? ti chiede… “Ricordi quel giorno?”. Senti? Di nu
ovo ti sta chiedendo… “Ricordi quel volto? E il sorriso, le parole?”. E allora lascia, che navighino anche loro. Mormorando, saltando di sasso in sasso. Lasciandosi cadere in cascatelle, che allegramente, formano schiuma bianca, dove pesciolini guizzano veloci. Non avere timore. Il fiume, non se li sta portando via. Adagio, abbevera radici di alberi e a loro ne fa dono. A loro, che con linfa, nel tronco, nei rami, nelle foglie come tesoro, per te li conserveranno. Conosceranno stagioni. Assopendosi sotto albeda coltre. Risvegliandosi al pizzicore dei primi raggi marzolini. Donandoti refrigerio, nei giorni d’estate. Diventando, per te, tappeto di apoptosi, con caldi colori d’autunno. Apri gli occhi ora e guardati intorno. I tuoi ricordi sono lì, accanto a te, per te, per sempre… Perché, comprendono il tuo cuore…

mercoledì 4 settembre 2013

CARPANA

Pietre
e ancora sempre pietre
incontro nel mio andare
alla ricerca, dei primi respiri.
Eccola, è qui, di fronte a me.
Vecchia, abbandonata
grigie mura, dove gli anni
dimora hanno trovato.
Non ho ricordi qui
che presto altre mura
la mia fanciullezza conobbero
Sì, pochi mesi rimasi
ma, lei mi fa capire
che mai cancellò il ricordo
del mio primo saluto alla vita.
Sfioro, con mano leggera
vecchie pietre e un uscio
che quasi più non protegge.
Non importa, anch’io ho vissuto
ma amore nel cuore, ancora conservo.
 

martedì 3 settembre 2013

CENO



Sgorgato chissà quando
dal fianco di quel monte
che ti fu padre e madre.
Con giovane irruenza ti sei precipitato
verso quel cammino ancora sconosciuto.
Ne sassi, ne rami, dossi o avallamenti
le tue acque han fermato.
Con salti e spintoni
tutto superavi e in fretta te ne andavi
verso quella meta ancora sconosciuta. .
Solo a tratti la tua corsa rallentavi.
Forse per riposare, forse perché le stelle
si potessero specchiare.
E se male hai fatto, mai fu per cattiveria
ma sempre hai compensato con generosa vita.
E grosse ruote hai mosso ora dimenticate.
Chissà se in te rimane
il ricordo dei paesi, dei boschi, dei prati
e anche dei miei occhi, dal tuo scorrere incantati.
Mormori, sussurri, canti
una melodia strana e la musica del vento
in sottofondo t’accompagna.
Ti tocco, ma non ti si può fermare.
Scivoli, t’increspi e solo un po’ di schiuma
tra le dita mi rimane.
Ti saluto o Ceno, amico mio.
Tu che mi hai visto bimba
e ora donna mi ritrovi.
A te dono il mio amore
a te che sempre sei lo stesso
e ad ogni istante ti rinnovi.