selenevalentina

venerdì 27 giugno 2014

Tramonto virtuale


A PIEDI NUDI



Nella penombra della sera estiva
a piedi nudi attraversa il cortile
e sulla panca, accanto a me si siede.
Novant'anni. Un guizzo negli occhi
una risata a mezza voce
e la luna, si ferma a guardare.
Da bimba, i calli ha formato
che le scarpe, erano lusso per pochi.
Ma ancora non ha perso il piacere
di sentire il calore della terra
che lento sale fino al cuore.
Piedi nudi per non fare rumore
nelle estati, che non scaldano più. 
Piedi nudi, per uscire nella notte
e farsi rubare un bacio d'amore.
Appare nell'ombra, il compagno di sempre
si ferma, la guarda e si toglie le scarpe.

venerdì 6 giugno 2014

Verbena



Giocare… Li sente in lontananza Verbena, quelle voci di bimbi, che stanno giocando, nel parco vicino Giocare… giocare… Quanto si era divertita da bambina, con le amichette… Bambole, pentolini, corse in bicicletta. Quando poi, aveva cominciato a frequentare le scuole medie, un altro gioco, era entrato nella sua vita e se ne era innamorata… Il Basket, le aveva fatto compagnia, per molti anni. Quando la palla entrava nel cesto, le sembrava, che le braccia diventassero ali. La facevano sentire leggera, leggera… Le braccia… quelle braccia, ora inservibili… Che cambiavano posizione, solo quando qualcuno, lo faceva per lei. Carla, le ripeteva in continuazione, che doveva avere speranza e fiducia nel futuro e nella scienza. Già la scienza… E perché non provare a dare un aiuto a questa benedetta scienza… Aveva sempre sentito dire, che a volte la volontà, fa fare progressi… E poi esistevano i neuroni specchio… Ecco… doveva trovare in internet, un programma, dove insegnavano movimenti di ginnastica, oppure guardare partite di basket e concentrarsi al massimo… Magari non sarebbe servito ma, avrebbe tenuto il cervello attivo. Doveva farlo, diverse volte al giorno… Sì… doveva giocare con la mente… Ecco, la decisione era presa… “Forza Verbena” si dice… fai vedere, quanti canestri riesci a fare…

AL VALLSER


2° posto nel Concorso di poesia Cittadella a Parma sez. dialetto parmigiano.
Premiazione 14 giugno 2014

La guèrda al nòn ‘na ragàsa e la ghe dmanda

- Non sit bon ‘d balèer al vallser ? -
- A gh’è mèl se son bon la me putén’na
l’aris balè dala sìra ala maten’na.-
- E con chi t’al balèv?-
- Al balèva con al ragàsi, fin che to nòna
l’è dventèda la me balarén’na. La tgnèva
in simma al me cor, intant che con al bras
ghe strichèva la vitta sotilén’na.-
-T’m’isign nòn ? Dil volti al pòl anca servir.-

In t’n’ètra ca un ragàs al guèrda so nòna
e dop al ghe dmanda. - Nòna, sit bon’na
èd balèr al vallser.- A ghe mèl se son bon’na
al balèva fin da ragàsa.- E con chi t’al balèv?-
-To nòn al me dzeva che s’era la so balarén’na.
Al me tgniva in simma al so cor, ntant 
che con al bras al me strichèva la vitta sotilen’na.-
- T’m’insign nòna, dil volti al pol anca servir.-

I ne s’conòsson miga ancorra mo stasìra
j én in discotéca a balèr sti ragàs e la mùzica tecno
la gh’fa zbàtor al gàmbi e i bras. 
Dop al dj acsì par scarsèr al mètta su un vallser
e al rèsta a guardèr. I stan férom i ragàs
in san miga coza fer. Dop vunna la dis.
- Mi al so balèr, da me nòn m’son fata insgèr.-
Gh’risponda un giòvvon. - Anca mi al so balèr
da me nòna m’son fat insgnèr.- I volèn in simma
ala pissta e lu al la tenna in simma al so cor
E al capissa ch’l’è la so balarén’na, intant
che con al bras al ghe strica la vitta sotilén’na.

mercoledì 28 maggio 2014

POESIA


Vorresti ritrovare quella bimba
che serena, nei prati correva.
Vorresti ritrovare quella bimba
che agli animali sapeva parlare.
Quella bimba che sulle punte danzava
e sognava, con le fiabe del padre.
Poi, si sono spezzate le punte
e il principe, così azzurro non era.
Hai preso la bimba e l'hai nascosta
nel profondo, dove ridere non poteva.
Poi un giorno, un disegno, hai tracciato 
e riaffiorare, hai fatto la bimba.
L'hai posta, dentro al tuo cuore
e parole per lei hai inventato.
Ti sostiene, ti parla, ti ascolta
ti aiuta a non essere sola.
Con lei, sai sfidare la vita
che qualcuno di te ha bisogno.
Non importa, se per alcuni, non ha nome
tu, l'hai sempre chiamata...poesia.


SERENATA

Dedico una serenata, a chi la accetta
perché accompagni i vostri giorni.
A voi la scelta di musica amata
che sia ciarda, bolero o valzer.
Che sia struggente, da emozionare.
che sia languida, in un dolce tango
o tarantella da ballare in gruppo.
Che sia un soffio leggero di vento
o un cinguettio in un nuovo nido.
Una musica di ninna nanna
o la canzone di un nonno alpino.
Che sia il pianto di un bimbo che nasce
o la cara voce, di chi non c'è più.
Che sia lo scorrere lento di un fiume
o il gorgoglio di una sorgente.
Che sia stormire di verdi fronde
o il silenzioso, cadere di neve.
In ogni cosa, puoi mettere note
a voi la scelta, che più vi piace
purchè sia dentro, al vostro cuore.


TREBBIATURA


Profumo nell'aria di torte nostrane
di riso, patate e anche di erbette.
Pancetta stagionata, con la riga rossa
conservata in cantina, per l'occasione.
Il sugo, borbotta pian piano
le tagliatelle, stanno aspettando.
Vociare di grandi e piccini
tutti pronti a dare una mano.
Là, al centro dell'aia, come regina
la trebbiatrice, già scalda il motore.
Grandi sacchi, con la bocca aperta
accolgono il cadere di chicchi preziosi.
Ampi gesti, per seminare
sperando, che coltre, fosse la neve 
e che il gelo, non bruciasse piantine.
Pane quotidiano è il risultato
dalla madia tolto e sul tavolo posto. 
Da femmineo gesto, la benedizione. .
Per diventare, cibo di Dio.
Polvere, sudore, cappello in testa
e labbra asciutte da bagnare.
che il mezzo vino rinfrescava.
Forza, che domani c’è un’altra aia.
Ricordi di un tempo passato.
Non computer, rete o TV
Comunicazione, era condivisione…