selenevalentina
sabato 25 luglio 2015
venerdì 24 luglio 2015
METTICI DEL
PANE
C'era una
volta...
Le storie,
che raccontava mio padre, a me e a mia sorella, cominciavano quasi sempre, con
queste parole.
Dunque
dicevamo... C'era una volta, un ragazzo di tredici anni.
Era nato nel
periodo della Prima Guerra Mondiale e conosceva bene, miseria e sacrifici.
Essendo già abituato a pesanti lavori di stalla e campagna, decise di andare a
lavorare sotto padrone. In tal modo, avrebbe tolto una bocca da sfamare alla
sua famiglia e avrebbe guadagnato qualche soldo per contribuire al mantenimento
dei fratelli minori.
Si recò
quindi da un proprietario di un podere, chiedendo di essere assunto come
operaio. L'uomo, gli palpò spalle e braccia e giudicandolo idoneo, lo mise
immediatamente al lavoro.
Giunse l'ora
del pasto. La padrona, gli mise sul tavolo, un piatto colmo di brodo, dove si
intravvedevano, pochi cucchiai di riso e una manciata di fagioli. Il pensiero e
lo stomaco del ragazzo, cominciarono a protestare.
La giovane
fame, dopo ore di lavoro, avrebbe preteso una maggiore porzione, anche perché
sul tavolo, non c'era ombra di pane. Si fece coraggio e azzardò
Padrona, la
minestra scotta.
Soffiaci!
Fu la gelida
risposta della donna.
Mmmmmm,
disse sottovoce. Credo che tu non sarai la mia padrona.
Mangiò, con
cuore stretto pensando, che se le cose non fossero cambiate, se ne sarebbe
andato a cercare lavoro altrove.
Le cose non
cambiarono. Dopo qualche giorno si licenziò e con i pochi centesimi avuti, si
comperò una micca di pane. In questo modo, gli era impossibile aiutare la
famiglia. Cambiò paese e cambiò padrone. Dopo la stessa procedura, fu messo al
lavoro, fino al giungere dell'ora del pasto.
Guardò
speranzoso il piatto, che gli veniva posto davanti e sentì il cuore e lo
stomaco farsi piccoli piccoli. Piatto colmo di brodo. Poche tagliatelle e
qualche pezzetto di patata. Pane? Neppure l'ombra.
Sospirò e
ancora una volta azzardò.
Padrona, la
minestra scotta.
Soffiaci!
Fu la
risposta già sentita in altra casa.
Mmmmmm,
penso che anche tu, non sarai la mia padrona.
Ancora una
volta, la fame vinse sulla ragione e se ne andò, in cerca di altra fortuna. La
trovò in un altro paese, dopo aver camminato a lungo. Anche qui, fu messo
immediatamente, all'opera,fino a quando giunse, la tanta attesa ora del pranzo.
Gli fu portato un piatto di minestra, che piacque abbastanza. Certo, nel
frattempo, la sua fame di tredicenne, non si era per nulla affievolita. Si fece
coraggio e azzardò.
Padrona, la
minestra scotta.
Mettici del
pane.
Disse la
padrona,mentre gliene portava una bella fetta.
Il cuore e
lo stomaco, si allargarono per la felicità.
Mettici del
pane. Ecco le parole magiche che aspettava.
Bene!,
pensò, tu sì, che sarai la mia padrona.
Mangiò di
gusto e divenne un lavoratore instancabile
Non so se la
storia, fosse vera o inventata. Rispecchiava comunque, la triste realtà di quel
dopo guerra.
Lascio a voi
le riflessioni. A me basta dire...
Grazie papà.
lunedì 2 febbraio 2015
domenica 1 febbraio 2015
BACIO
Ad occhi
chiusi, fare sinossi
sulla
parola, bacio.
Il primo,
già sognato
desiderato e
un po' temuto.
Leggero, che
le gambe fa tremare
e tutta
rimescola dentro.
Che ti
stacchi per pudore ma vorresti
ricominciasse
e non avesse fine.
Quello
caldo, avido, profondo
che avvampa
desideri sconosciuti
e lascia
senza forze.
Quello
rubato, violento, che fa terrore
che
graffiando, respingi
e vorresti
cancellare dalla mente.
Desiderio di
tornare indietro
a quel bacio
di mamma
che
rimboccate le coperte
nei sogni,
t'accompagnava.
Bacio,
insieme di emozioni.
No, non si
può dire
"In
fondo, è stato solo un bacio".
TRA LE
FOGLIE
Tra le
foglie, ti culla il vento.
Come madre
amorosa
che
accarezza i tuoi capelli.
Ti racconta
del lontano
che
inesauribile percorre.
Ascolta il
fremito
che
s'intrufola, fra le foglie.
Vibra,
s'allarga e scende su te.
Musica,
poesia, amalgamate.
Ti perdi, in
un gioco di bimba
e verso il
cielo, lo sguardo alzi.
Ti ruba il
vento il sorriso
e
messaggero, nel mondo lo regala.
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